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2 febbraio 2012

Le popolazioni indigene e il loro legame con la natura



Le comunità indigene hanno avuto in passato ed hanno ancora oggi un legame fortissimo con la natura, vivono in simbiosi con l’ambiente. Infatti, gli indiani d’America e le altre tribù indios sparse per il mondo si considerano parte integrante della natura. Per loro è inconcepibile una separazione tra la natura e l’uomo. La natura è viva, è dotata di uno spirito ed è una vera e propria divinità. Essa è la madre di ogni cosa.


Gli indigeni chiamano la terra “Abya Yala”, che significa ‘terra che dà il nutrimento, che dà la vita’. Dunque per i selvaggi la Madre Terra è il bene più prezioso e fondamentale. All’interno delle loro comunità, essi condividono i doni offerti dalla natura, dunque nessun individuo ha il diritto di appropriarsene e non esiste la proprietà privata. L’indigeno sa che i beni che la natura gli offre non gli appartengono, ma sono solo a sua disposizione, non per essere sfruttati, ma per essere utilizzati al meglio e riprodotti secondo il loro normale ciclo di vita. Dunque l’indigeno raccoglie i frutti della terra e va a caccia per la sua sopravvivenza, ma non accumula i beni naturali per arricchirsi a spese della natura. Il forte legame tra gli indigeni e la natura è rappresentato dalle loro credenze religiose: nella maggior parte dei casi la loro è una religione animistica, panteistica o sciamanistica. In tutti e tre i casi l’essere divino è la natura e i suoi fenomeni.


Il rapporto tra le popolazioni indigene e la natura è sacro e costituisce una vera e propria simbiosi. Ciò significa che un indigeno non potrebbe mai vivere in un edificio a cinque piani, non costruirebbe mai strade di asfalto, non produrrebbe e non si ciberebbe mai di prodotti alimentari industriali e non potrebbe mai separarsi dalla natura e vivere in un ambiente artificiale come il nostro, perché egli si sente un tutt’uno con l’ambiente. Infatti, gli indigeni ancora oggi si cibano di ciò che trovano in natura, vivono nelle foreste, sulle montagne, in ambienti ancora incontaminati o semi-contaminati.

28 gennaio 2012

Come è cambiato il nostro rapporto con la natura - l'uomo contemporaneo


Con il passare degli anni, il divario tra natura e progresso ha continuato ad accentuarsi sempre più e il rapporto tra l’uomo e la natura si è definitivamente spezzato. Oggi abbiamo ormai reso artificiale tutto ciò che ci circonda e, in nome del progresso, stiamo distruggendo il nostro pianeta. Inoltre, all’enorme sviluppo industriale si è aggiunto il boom economico e la significativa crescita demografica, per la quale siamo giunti a 7 miliardi di persone e entro il 2050 arriveremo a 9 miliardi.



Siamo arrivati al punto che il nostro dominio sulla natura non ha più limiti e quindi abbiamo di fronte a noi due scelte: cambiare completamente rotta, facendo un’inversione di marcia e ritornando ad avere un sano rapporto con la natura e a vivere in armonia con essa, oppure andare in contro alla morte del nostro pianeta e della specie umana. La natura oggi non solo ha perso la sua sacralità e divinizzazione, ma è totalmente sfruttata dall’uomo. Inoltre, la tecnologia non si limita più solo a perfezionare la natura, ma addirittura a sostituirla, riproducendo artificialmente i suoi prodotti.

Come è cambiato il nostro rapporto con la natura - il Romanticismo


Con la filosofia romantica di fine Settecento-inizio Ottocento, sembra rinascere nell’uomo un senso di appartenenza alla natura e un forte legame con essa. Infatti, il filosofo Hölderlin affermava che la natura è divina e che l’uomo percepisce un senso di pace soltanto quando si rifugia in essa. Anche Goethe pensava alla natura come una divinità e si dichiarava panteista. Nella visione romantica, l’uomo è concepito come colui che osserva la natura, estasiato dalla sua forza dirompente, e soprattutto egli si senti una nullità rispetto alla grandiosità della natura. Il quadro di Friedrich, intitolato Viandante sul mare di nebbia, rappresenta proprio questa visione. L’uomo osserva la natura e l’infinito di fronte a sé, ed egli non è nulla rispetto a questo infinito.


Come è cambiato il nostro rapporto con la natura - l'uomo moderno


La nascita della rivoluzione scientifica e della modernità nel Seicento (con le nuove scoperte scientifiche) porta a un ulteriore sviluppo del concetto di progresso. Si comincia a pensare che l’uomo, con le sue conoscenze sulla natura, può migliorare le sue condizioni di vita ed estendere sempre più il suo dominio sulla natura. In questo periodo storico, il filosofo inglese Francesco Bacone spiegava che queste innovazioni e cambiamenti erano dovuti proprio ad una rivoluzione nel modo di concepire il rapporto tra l’uomo e la natura. L’uomo diventa, così, amministratore della natura e comincia a delinearsi la differenza tra l’uomo ‘civile’ e l’indigeno: l’uomo ‘civilizzato’ domina la natura a suo vantaggio, è superiore a tutte le altre creature e ha le conoscenze scientifiche per realizzare i propri progetti con l’arte e la tecnica, mentre l’indigeno è ‘incivile’ e va educato e civilizzato. Da qui nasce anche il concetto di benessere, strettamente legato a quello di progresso, che distingue ulteriormente l’uomo civile dal selvaggio, poiché si pensa che il benessere si raggiunga modificando la natura e costruendo un mondo artificiale, tecnologico e governato dalla scienza. Con questa visione antropocentrica, l’uomo, grazie alla ragione, è considerato un essere superiore e può gestire la natura come meglio crede. Di conseguenza, la natura viene razionalizzata e nasce così un rapporto uomo-natura completamente diverso da quello che aveva l’uomo primitivo.


La prima rivoluzione industriale
Il contrasto tra progresso e natura si accentua ancor più con la prima rivoluzione industriale nel Settecento (lo sfruttamento della natura aumenta e diventa sempre più spietato) e con le colonizzazioni dell’America, dell’Africa, dell’Asia e dell’Australia da parte degli europei. Si assiste, così, alla rottura definitiva del rapporto uomo-natura e alla progressiva distruzione del nostro pianeta da parte dell’uomo. Secondo Voltaire, il segreto delle arti umane è di ‘correggere’ la natura. Dunque nella mentalità moderna l’uomo comincia ad avere la sensazione che tutto ciò che vi è al mondo è lungi dall’essere perfetto e per questo può essere reso migliore, può essere corretto.

Come è cambiato il nostro rapporto con la natura - l'Umanismo


La filosofia umanistica dà poi origine al concetto di uomo ‘conoscitore e dominatore della natura’, portando a un antropocentrismo e ad un’ulteriore rottura del rapporto uomo-natura. Pico della Mirandola sosteneva che l’uomo è superiore a tutte le creature, e dunque, ha il diritto di dominare la natura, osservarla e studiarla dal punto di vista scientifico e conoscere le leggi che la regolano, poichè solo conoscendola a fondo la si può dominare. Il divario tra uomo e natura continua ad accentuarsi con la nascita del concetto di progresso, tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, concetto nato a partire dalle scoperte geografiche. In questo periodo storico, Giordano Bruno affermava che Dio si identifica con la natura e aveva, quindi, idee panteistiche, ma allo stesso tempo sosteneva il concetto di modernità e progresso: l’uomo è un essere superiore alle altre creature poiché, con la sua intelligenza, è in grado di trasformare le cose, dunque di modificare l’ambiente naturale per trarre i propri vantaggi e mettere in pratica le proprie tecniche e invenzioni. Giordano Bruno, dunque, celebrava la grandezza della natura e la considerava la divinità del cosmo, ma la natura diventa da questo momento in poi un oggetto di studio, e, in quanto tale, essa può essere alterata a seconda dei vantaggi che l’uomo vuole trarre.


Come è cambiato il nostro rapporto con la natura - l'uomo primitivo


Il nostro rapporto con la natura è cambiato molto nel corso dei secoli. Dall'uomo primitivo all'uomo contemporaneo il nostro legame con la natura è andato via via scemandosi, fino a spezzarsi completamente.





Per poter parlare di come sia cambiato il rapporto uomo-natura nel tempo, bisogna considerare gli eventi storici avvenuti nel corso dell’esistenza umana, i cambiamenti nel campo scientifico, tecnologico, economico e politico e i passaggi da una corrente di pensiero a un’altra e da un tipo di religione a un’altra.

Se tracciassimo un excursus che va dal pensiero filosofico e religioso degli uomini primitivi fino a quello dell’uomo contemporaneo, vedremmo chiaramente che il modo di intendere la natura è cambiato radicalmente nel corso dei secoli. 

Nelle popolazioni primitive l’uomo vedeva la natura come ‘madre e matrigna’: egli apprezzava il dono della vita offerto dalla natura e la ringraziava per i beni che metteva a disposizione, ma allo stesso tempo accettava la sua forza distruttiva. La natura era una vera e propria divinità, essa dava la vita, aveva creato l’universo, la Terra, l’uomo e tutti gli atri organismi viventi e non viventi (come le rocce, le montagne e i fiumi). Gli uomini primitivi organizzavano rituali di venerazione alla natura e di ringraziamento. Il loro Dio era la natura e tutto ciò che ne faceva parte, come il sole, il cielo, il mare, i vulcani, gli alberi, i fulmini, i fiumi, la terra e la pioggia. L’animismo e il panteismo erano le religioni di queste popolazioni, e queste consistevano nell’adorazione della natura intesa come divinità. Si credeva che tutto in natura avesse uno spirito e che tutto fosse vivo. Inizialmente essi erano nomadi, si nutrivano di ciò che trovavano in natura, raccogliendo i frutti che la terra offriva spontaneamente e andando a caccia. In seguito, con la nascita dell’agricoltura, dell’allevamento e del sedentarismo, l’uomo comincia a utilizzare tecniche per sfruttare le risorse naturali a proprio vantaggio, producendo i raccolti agricoli grazie alla coltivazione delle terre e allevando il bestiame. Da questo momento ha origine un primo definitivo cambiamento nel rapporto tra l’uomo e la natura.