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19 gennaio 2012

Perchè le catastrofi naturali stanno diventando sempre più minacciose?




Chiunque deve aver notato che il clima sta cambiando e lo sta facendo in modo sconvolgente. I cambiamenti climatici sono ormai una realtà assodata, non solo lo confermano scienziati di tutto il mondo, ma lo vediamo con i nostri stessi occhi. 

Dagli anni '70 il clima è letteralmente impazzito, ma quali sono le cause? Perchè fenomeni naturali come uragani, tornado, alluvioni e inondazioni stanno causando più vittime rispetto al passato e sono più distruttivi?
Le catastrofi naturali sono inevitabili e sono avvenute da sempre nella storia del nostro pianeta, ma le attività dell’uomo e l’intervento umano su determinati ecosistemi hanno portato a un’intensificazione dei disastri, cioè a un aumento della loro frequenza, intensità, durata ed estensione. La spiegazione logica a tutto ciò c’è: l’inquinamento atmosferico ed idrico, la deforestazione, l’edilizia, lo sfruttamento eccessivo di risorse naturali e molte altre attività umane scatenano delle reazioni a catena che sfociano in vere e proprie catastrofi, le quali, pur essendo naturali, e quindi non causate in modo diretto dall’uomo, sono incentivate e rese più estreme dall’essere umano, al punto da essere attribuite all’umanità stessa. 



Nel corso degli anni, con l’evoluzione della specie umana sulla Terra, abbiamo cambiato radicalmente il nostro pianeta, ‘antropizzando’ la maggior parte degli ecosistemi, modificando la composizione chimica dell’atmosfera e degli oceani, mutando il corso dei fiumi, trasformando il suolo e costruendo edifici in qualsiasi punto del mondo. Le trasformazioni del pianeta dovute all’intervento umano sono incredibili: complessivamente è stata modificata quasi tutta la superficie del pianeta e alcune specie vegetali che esistevano un tempo raramente si ritrovano oggi.




Negli ultimi anni abbiamo notato che le giornate piovose si verificano in minor numero, ma con maggiore intensità. Dunque, mentre fino a qualche decennio fa le piogge si distribuivano uniformemente nel corso dell'anno e precipitavano con una quantità ridotta d'acqua, tanto da non creare problemi alle città, poichè il terreno riusciva ad assorbirla, oggi le piogge si concentrano in poche giornate e provocano allagamenti inimmaginabili, spesso causando delle vittime, come nel caso dell'allagamento delle Cinque Terre avvenuto nel 2011 e come avviene ogni anno in molte città italiane come Napoli e Roma. Si è notato che questi allagamenti e precipitazioni violente sono solite avvenire soprattutto al Nord.
Ciò che ci rattrista sono le vittime che ogni anno si verificano per questi eventi e i danni che ricevono settori come l'agricoltura.

Le continue modifiche del pianeta da parte dell’uomo hanno portato a fattori come il surriscaldamento globale, mutazioni del clima, spostamenti delle fasce climatiche, alterazioni degli ecosistemi e del ciclo idrologico e mutamenti delle correnti oceaniche. In poche parole, abbiamo ormai alterato tutti gli elementi naturali. 

Ogni fenomeno naturale è strettamente correlato all’altro; tutto, sul nostro pianeta, è relazionato. Il fatto che questi fenomeni siano collegati tra loro fa sì che si creino reazioni a catena, come in un circolo vizioso. Un esempio di reazione a catena è il fatto che l’aumento della temperatura globale del pianeta, causato dall’eccessiva quantità di emissioni di gas a effetto serra nell’atmosfera, provochi lo scioglimento dei ghiacciai e il conseguente aumento del livello del mare, che a sua volta porta a un aumento di inondazioni. In passato, quando la Terra non era ancora contaminata ai livelli odierni, avvenivano catastrofi naturali di lieve entità, molto meno intensi e distruttivi. Oggi accade addirittura che eventi climatici mai verificati prima in una determinata zona vi si presentano per la prima volta. Si stanno riscontrando temperature di gran lunga superiori alla media e si stanno spostano le zone climatiche.

Spot della Greenpeace sul clima- Decidi


14 dicembre 2011

Che caldo! Le temperature aumentano sempre più

Mentre in alcuni Paesi si stanno verificando piogge più violente e devastanti, come in Australia, Canada, Stati Uniti, Svizzera, Giappone, Regno Unito, Norvegia, Sudafrica e Brasile nordorientale, in altre zone del mondo, come il Corno d’Africa e la Cina settentrionale, la terra sta diventando sempre più arida. Infatti, in Somalia, Etiopia, Kenya e Gibuti si sta attualmente assistendo alla peggiore siccità degli ultimi decenni, a carestie continue e al conseguente aumento dei prezzi alimentari.



Negli ultimi anni, i Tropici del Cancro e del Capricorno si sono estesi di 500 km a Nord e 500 km a Sud. Questa espansione della fascia tropicale causa un aumento delle ondate di calore, siccità, cicloni più intensi e, più in generale, essa causa un’estensione della fascia climatica tropicale. Dunque attualmente vi è un numero maggiore di Paesi colpiti dal tipico clima tropicale. Dagli anni '70, ondate di caldo come “El Niño” sono diventate più frequenti, intense e prolungate e in determinate regioni dell'Asia e dell'Africa sono aumentate notevolmente l’incidenza e l’intensità dei periodi di siccità. Si è visto che tra le estati più calde vi sono quelle del 2003 e del 2010.[1] L’Europa non ha mai sperimentato tali anomalie termiche estive negli ultimi cinquecento anni. In quella del 2003 l’Europa continentale ha patito temperature estreme, le quali hanno provocato disastrosi incendi boschivi in Spagna, Francia e Portogallo, causando, inoltre, un numero incredibile di vittime (soprattutto anziani). Nell’estate del 2010 vi fu un’ondata di caldo eccezionale nell’Europa orientale e in Russia, portando con sé incendi devastanti, causati dalla siccità estrema, i quali interessarono una superficie di 1 milione di ettari, provocando perdite di raccolti di circa il 25%. Il 2010 ha battuto ogni record in termini di aumento della temperatura media e di estensione territoriale dell’ondata di calore e la scarsità di piogge ha poi aggravato ancor più la situazione. 


Per giungere alla conclusione che le estati del 2003 e del 2010 hanno battuto vari record che duravano da 500 anni, i ricercatori hanno confrontato le temperature medie dal 1871 ad oggi, utilizzando metodi di osservazione basati sugli anelli degli alberi e sulle carote di ghiaccio. Da qui si può inoltre arrivare a dire che nell’ultimo decennio si stanno verificando estati sempre più calde. Secondo i ricercatori, entro la fine del secolo le ondate di caldo registrate nell’estate del 2003 potrebbero verificarsi ogni due anni.


[1] www.meteogiornale.it

La forza devastante della natura. Uragani e tornado




A livello globale, dagli anni Settanta in poi le catastrofi naturali hanno iniziato a fare più vittime rispetto al passato. Nella maggior parte dei casi si è trattato di inondazioni e siccità. Da questo decennio in poi il clima ha cominciato letteralmente ad impazzire, piogge torrenziali, uragani e tornado devastanti sono diventati consueti, diventando ancora più intensi e frequenti dagli anni Novanta ad oggi. Inondazioni senza precedenti sono avvenute in Pakistan nel 2010 e nel 2011: nel giro di poche settimane vi sono state più precipitazioni di quelle solitamente previste per l’intera stagione delle piogge monsoniche, provocando migliaia di sfollati, migliaia di villaggi sommersi, migliaia di vittime e milioni di ettari di terreno inondati. In un Paese come il Pakistan, in cui le piogge monsoniche sono essenziali per la produzione agricola, e quindi per la sopravvivenza dei pakistani, i cambiamenti climatici provocano disastri ancora maggiori e hanno un impatto ancor più devastante: non vi sono più raccolti a sufficienza, i prezzi sono alle stelle e le persone muoiono di fame. I Paesi poveri sono sicuramente più vulnerabili alle catastrofi naturali e bisognerebbe aiutarli e proteggerli. 


Gli uragani (chiamati cicloni nell’Oceano Indiano settentrionale e nel Golfo del Bengala e tifoni nell’Oceano Pacifico occidentale) e i tornado non solo hanno aumentato la loro intensità e la loro portata nelle località in cui erano già soliti verificarsi, ma si sono manifestati anche in zone che in precedenza non erano mai state colpite, come nel caso della Nuova Scozia, in Canada, nel settembre 2003, con l’uragano Juan, che provocò seri danni. Questo avviene a causa del surriscaldamento globale, il quale provoca uragani anomali. Più si surriscaldano le acque dell’oceano e più sono intensi gli uragani. Un uragano si verifica quando la temperatura dell’oceano raggiunge i 26 °C, dunque è un evento climatico che teoricamente avviene solo in zone come l’Oceano Pacifico e il Mar dei Caraibi. In realtà, però, con l’aumento delle temperature oceaniche, gli uragani oggi avvengono anche in altre zone del pianeta, per esempio per la prima volta nella storia si è verificato un uragano in Brasile, nel 2004. 



Anche New York, nell’agosto 2011, si è vista minacciata dall’arrivo di un uragano nominato Irene che poi ha risparmiato fortunatamente la città. Questo uragano, con i suoi 800 km di diametro e con una velocità di 185 km/h, poteva davvero provocare una catastrofe di dimensioni epocali per New York, essendo quest’ultima una città non preparata a ricevere questo tipo di minacce, e inoltre dotata di una posizione sul mare (e dunque pericolosa) e di una skyline che avrebbe ingigantito gli effetti disastrosi di un eventuale uragano. Irene ha però interessato altre aree, come le Bahamas, Porto Rico, Florida e Carolina del Nord, lasciando migliaia di persone senza elettricità e senza dimora. Nell’estate del 2005 l’uragano Katrina devastò New Orleans, in Lousiana, provocando 1577 vittime, distruggendo centinaia di case e inondando l’80% della città. 


Nelle ultime stagioni l’Atlantico sembra essere diventato iperattivo, dando vita a un numero maggiore di tempeste (che diventano uragani quando i venti raggiungono i 120 km/h), alcune delle quali con un’intensità incredibile. Dal momento che gli anni ’90 sono stati in assoluto gli anni più caldi, bisogna dire che questa iperattività dell’Atlantico è correlata all’aumento delle temperature. Il clima e i suoi fenomeni sono letteralmente impazziti, non presentano piú un andamento regolare e non seguono più le medie che si verificavano fino a qualche decennio fa. Infatti, nel 1995, mentre nell’Atlantico c’è stato un picco da record nell’attività dei cicloni tropicali, nel Pacifico nordorientale c’è stato un minimo storico. Nel Pacifico nordoccidentale, invece, vi è stato prima un calo e poi un aumento (della durata di un decennio) dell’attività dei cicloni tropicali. Nel frattempo, nelle zone equatoriali si sta verificando un prolungamento della stagione delle tempeste. Il 2011 è stato un anno record per allagamenti, tornado e siccità. Negli Stati Uniti i tornado non sono mai stati tanto letali come nel 2011, molto più distruttivi del solito e con un numero maggiore di vittime. L’intensità e la potenza distruttiva dei tornado sta aumentando sempre più. Essi si verificano in tutto il mondo, ma ancor più nelle zone più soggette, come gli Stati Uniti, in particolare in Kansas, Texas settentrionale, Nebraska e Oklahoma.

Rischio esondazioni, è giusto costruire argini e dighe?




La natura si ribella perché l’uomo tenta caparbiamente di modificare il suo corso naturale e questo può avere conseguenze peggiori dei normali disastri naturali che da sempre sono avvenuti sul nostro pianeta. Spesso si tenta di controllare la natura e i suoi fenomeni in un modo che non ci è concesso, utilizziamo metodi e tecnologie che sono più grandi di noi stessi e che poi ci si ritorcono contro. Per esempio, se si tenta di modificare il corso di un fiume ci potrebbero essere inondazioni che poi non siamo capaci di controllare e finiamo per autodistruggerci. In molti casi sono stati costruiti argini, dighe e canali per difendere delle città da alcuni fiumi predisposti alle esondazioni, ma tali strutture hanno fatto sì che avvenissero poi inondazioni ancora più devastanti nel caso di un loro cedimento. Infatti, le dighe possono creare inondazioni più distruttive nel caso dovessero cedere. Inoltre è logico che, se si costruisce in prossimità di un fiume, un’eventuale inondazione provocherebbe danni maggiori per il semplice motivo che distruggerebbe le abitazioni e farebbe morire un maggior numero di persone. Evidentemente l’uomo non sa porre dei limiti al suo dominio sugli elementi naturali, non è in grado di fermarsi di fronte all’evidenza di una catastrofe che con molte probabilità potrebbe avvenire a causa delle modifiche e alterazioni nei confronti della natura. C’è da dire anche che i sistemi fluviali non sono in grado di reggere le precipitazioni che si stanno verificando negli ultimi tempi, le quali sono più intense e violente e si concentrano in brevi periodi (mentre un tempo erano ben distribuite nell’arco dell’anno).


Un esempio di questo genere di disastro naturale è l’esondazione del fiume Mississippi che, nel maggio 2011, ha superato i 17 metri, il suo massimo livello storico, inondando di conseguenza le case che sono state costruite nei suoi pressi. 


Molte catastrofi naturali potrebbero essere evitate o rese meno devastanti e distruttive se si usasse un po’ più di logica nella gestione del territorio, nell’edilizia, nelle progettazioni di industrie e impianti e se si rispettassero la natura e il suo corso.


Nella storia ci sono stati casi in cui è stato l’uomo stesso a provocare delle esondazioni per soddisfare i suoi interessi egoistici, e lo ha fatto senza preoccuparsi minimamente degli effetti che il suo intervento sulla natura potesse provocare. È il caso delle inondazioni dei Paesi Bassi provocate dai tedeschi nel 1944 per rallentare l’avanzata di truppe nemiche.