Visualizzazione post con etichetta cambiamenti climatici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cambiamenti climatici. Mostra tutti i post
27 gennaio 2012
26 gennaio 2012
Le conseguenze dei cambiamenti climatici: malattie cardiovascolari, infettive e respiratorie, fame e malnutrizione
Le ondate di calore provocheranno un aumento di decessi per malattie cardiovascolari e per disidratazione e nei centri urbani questo fattore costituirà un problema significativo; un maggior numero di malattie si propagherà attraverso cibo e acqua a causa dell’inquinamento o dell’aumento della temperatura, il quale provoca una maggiore proliferazione dei batteri; malattie infettive, come la malaria, il dengue e la tubercolosi, si diffonderanno maggiormente, poiché gli insetti che trasmettono tali malattie, come le zanzare e le mosche tse-tse, si diffonderanno in aree più vaste a causa dell’aumento delle temperatura; vi saranno più persone affette da malattie respiratorie a causa dell’inquinamento.
Secondo le previsioni, la popolazione mondiale raggiungerà il picco di 9 miliardi di individui nel 2050; la produzione agricola dovrà, dunque, aumentare se si vuole sfamare tutta la popolazione. Il problema è che le terre agricole scarseggiano sempre più a causa della desertificazione, urbanizzazione, disboscamento ed erosione dello strato fertile del suolo, e quindi un numero sempre maggiore di abitanti del pianeta soffrirà la fame, la malnutrizione e la denutrizione.
Etichette:
cambiamenti climatici,
malattie cardiovascolari,
malattie infettive,
malattie respiratorie
Le conseguenze dei cambiamenti climatici: la morte delle barriere coralline
L’innalzamento del livello del mare renderà le onde anomale ancora più distruttive e minaccerà, purtroppo, anche le barriere coralline. Per poter sopravvivere a questa minaccia, i coralli dovrebbero accelerare la loro crescita. Il problema è che, non solo questo non è possibile, ma inoltre essi sono anche minacciati dall’inquinamento delle acque e dall’aumento delle temperature marine (dovuto al surriscaldamento globale). Dunque, oltre ad essere inquinati e degradati, sono anche soggetti al fenomeno dello sbiancamento (i coralli diventano bianchi e muoiono). Le barriere coralline, oltre ad essere uno spettacolo della natura, sono una fonte di cibo alla base della catena alimentare marina e sono, quindi, un elemento fondamentale per tutti gli abitanti dell’oceano. Sono gli ecosistemi marini più ricchi di biodiversità, ospitano, infatti, nove milioni di specie animali e vegetali. Purtroppo sono anche molto vulnerabili, per cui anche un minimo aumento di temperatura marina potrebbe costituire una minaccia. Inoltre, quando una barriera corallina si sbianca e muore, di conseguenza muoiono anche pesci, molluschi e altre specie. Lo sbiancamento avviene non appena la temperatura marina sale al di sopra del livello di tolleranza delle barriere coralline. Si prevede che entro la fine del secolo la maggior parte delle barriere coralline scomparirà.
Anche gli oceani sono fortemente minacciati sia dall’inquinamento delle acque, sia dall’aumento delle temperature, il che porta al cosiddetto fenomeno di acidificazione degli oceani. Con l’aumentare dell’anidride carbonica assorbita dai mari, gli oceani diventano sempre più acidi.
Etichette:
acidificazione degli oceani,
barriere coralline,
cambiamenti climatici,
surriscaldamento globale
Le conseguenze dei cambiamenti climatici: l'innalzamento del livello del mare e le conseguenti inondazioni
Con lo scioglimento dei ghiacciai, il livello dei mari si sta innalzando e sia la fusione dei ghiacci, sia il conseguente innalzamento del livello dei mari stanno avvenendo con una sempre più elevata rapidità. Questo evento porterà all’inondazione di isole e zone costiere. Il livello del mare potrebbe arrivare ad innalzarsi di un metro entro il 2100 e, se l’intera Groenlandia arrivasse a sciogliersi, potrebbe addirittura innalzarsi di 6 metri. Le piccole isole sono particolarmente minacciate di scomparire, le Maldive potrebbero non esistere più. Città costiere come Venezia e New York saranno minacciate dall’aumento del livello del mare. Zone come la Florida, la baia di San Francisco, i Paesi Bassi, Pechino, Shangai e il Bangladesh potrebbero venire completamente inondati. Alcuni terreni agricoli nel delta del Nilo verranno inondati e milioni di persone dovranno abbandonare la zona.
Le conseguenze dei cambiamenti climatici: la tropicalizzazione
Un’altra conseguenza prevista per il futuro è l’ulteriore estensione delle fasce climatiche tropicali verso i poli, fenomeno che porta a eventi come quello che sta accadendo nel Mediterraneo: questo mare sta venendo colonizzato da specie marine tropicali, le quali, adattandosi alle temperature elevate, sono più competitive e finiscono per rimpiazzare le specie tipiche del Mediterraneo. Questo fenomeno viene definito ‘tropicalizzazione’. Una volta spostatesi le fasce climatiche tropicali, si sposta a sua volta anche quella mediterranea, dunque le specie marine che un tempo erano tipiche del Mar Mediterraneo ora si adattano alle temperature e all’habitat di mari che si trovano più in prossimità dei poli.
Etichette:
cambiamenti climatici,
mar mediterraneo,
oceani,
specie marine,
tropicalizzazione
Le conseguenze dei cambiamenti climatici: aumento della temperatura media globale e estinzione delle specie
Continuando di questo passo, con l’attuale quantità di emissioni di gas serra nell’atmosfera prodotte dalle attività umane, il pianeta si surriscalderà sempre più, anno dopo anno, fino ad arrivare, nel 2100, ad un aumento della temperatura media globale di ben 2°C, dal momento che la concentrazione di CO2 raggiungerà addirittura le 600 parti per milione. Purtroppo c’è anche il rischio di uno scenario ancora peggiore: vi sono grandi quantità di metano depositate in giacimenti sottomarini in tutto il pianeta, e, con l’aumento della temperatura degli oceani, questo metano rischia di essere immesso nell’atmosfera, provocando un inarrestabile surriscaldamento. Anche lo scioglimento del permafrost sta a poco a poco rilasciando nell’atmosfera il metano contenuto nei suoi ghiacci.
A causa dell’estrema siccità, nel 2050, alcune aree della foresta amazzonica si seccheranno, liberando grandi quantità di CO2. I cambiamenti climatici avranno effetti disastrosi non solo sull’atmosfera, ma anche sull’idrosfera (mari, fiumi, laghi e altre fonti d’acqua), sulla biosfera (tutti gli esseri viventi) e sulla criosfera (i ghiacciai).
Infatti, non solo l’atmosfera, ma anche gli oceani si surriscalderanno sempre più; l’aumento della temperatura degli oceani altererà il pH delle acque e sconvolgerà le correnti oceaniche e la circolazione termoalina. Probabilmente il meccanismo che sta alla base della circolazione oceanica nel Nord Atlantico potrebbe cominciare ad arrestarsi entro il 2020.
Questi eventi porteranno a effetti disastrosi come l’estinzione di molte specie animali e vegetali, poiché essi non riusciranno a sopravvivere a tali temperature, oppure non saranno capaci o non avranno la possibilità di adattarsi ai cambiamenti climatici e ai mutamenti del loro habitat, o ancora, non avranno la possibilità di emigrare in zone climatiche più favorevoli allo sviluppo della loro specie. Per esempio, mentre alcuni animali come le farfalle e gli uccelli possono facilmente emigrare in altre aree per poter sopravvivere e far sì che la loro specie continui ad esistere, altri animali, come l’orso polare, si trovano ad essere fortemente minacciati dai cambiamenti climatici. Infatti, una volta scomparsi i ghiacciai sui quali è solito vivere, l’orso polare non potrà emigrare in un’altra zona climatica. Lo stesso vale per alcune specie di vegetali: non tutti gli alberi potranno spostarsi e svilupparsi in altre zone; alcuni perché non avranno più il clima adatto alla loro sopravvivenza, altri perché avranno difficoltà a emigrare, poiché magari ci sono ostacoli creati dall’uomo stesso. Basta pensare alle città, alle strade, alle zone dedicate all’agricoltura intensiva: tutto ciò costituisce un ostacolo all’emigrazione delle specie. Un rischio grandissimo è che si estinguano molte specie di insetti, in particolar modo le api. Come disse Albert Einstein: “Quando le api scompariranno, all’uomo resteranno circa quattro anni di vita”, infatti senza l’impollinazione da parte delle api, l’uomo scomparirebbe dalla faccia della Terra. Questo purtroppo è un dato di fatto, dal momento che insetti come le api sono alla base della catena alimentare, danno luogo alla riproduzione delle piante tramite l’impollinazione e fanno sì che nascano i frutti. Senza api non c’è vita. Il problema è che pare che le api siano già a rischio estinzione. Anche altri insetti come le zanzare svolgono un ruolo rilevante nella biosfera: ogni essere vivente è fondamentale alla vita sulla Terra, ognuno di essi svolge un ruolo essenziale nei cicli naturali, e, non appena si estingueranno delle specie, si altereranno gli equilibri naturali di ciascun ecosistema, mettendo in pericolo la sopravvivenza di altre specie e di noi stessi.
La conseguenza delle estinzioni di specie animali e vegetali è la riduzione della biodiversità.
Etichette:
albert einstein,
api,
aumento della temperatura media globale,
cambiamenti climatici,
estinzione di specie animali e vegetali,
orso polare,
riduzione della biodiversità,
surriscaldamento globale
19 gennaio 2012
Cos'è il clima e cosa sono i cambiamenti climatici?
Il clima di un’area è la media dell’insieme di fenomeni atmosferici che avvengono in quell’area in un determinato arco di tempo (in genere 30 anni). Se in quell’arco di tempo si verificano cambiamenti significativi dei fenomeni atmosferici rispetto alla media, presentando alterazioni della variabilità prevista e una certa continuità di tali alterazioni, siamo di fronte a un cambiamento climatico.
Cosa ci dice che i cambiamenti climatici e il surriscaldamento globale stiano avvenendo a causa delle attività umane?
L’errore che, purtroppo, fanno in molti (soprattutto i sostenitori del modello economico capitalista e le grandi multinazionali petrolifere) è pensare che questi mutamenti climatici a cui stiamo assistendo facciano parte di un ciclo naturale, in altre parole che i cambiamenti climatici si siano sempre verificati durante l’intera esistenza del nostro pianeta, che la Terra abbia già assistito ad altri periodi di surriscaldamento dell’atmosfera e che l’uomo non ne sia la causa. Queste persone affermano dunque che le attività umane non abbiano niente a che fare con il surriscaldamento globale e i cambiamenti climatici. Un numero sempre più elevato di scienziati afferma invece che, pur essendo vero che anche nei secoli precedenti il clima è già cambiato a causa del surriscaldamento del globo e che l’aumento dell’effetto serra era dovuto a cause naturali, la situazione che si osserva oggi è completamente diversa. È scientificamente provato che oggi il surriscaldamento globale è prodotto dall’umanità, dal momento che le attività umane hanno intensificato l’effetto serra e i livelli di anidride carbonica non sono mai stati tanto elevati.
Infatti, attraverso le analisi e gli studi effettuati sulle carote di ghiaccio in Antartide e Artide, sulla composizione dei sedimenti marini e lacustri e sugli anelli degli alberi (tipo di studio chiamato dendroclimatologia), che ci forniscono informazioni sulle quantità di anidride carbonica presenti nell’atmosfera nel corso dell’intera esistenza della Terra, si può verificare che i livelli di CO2 non sono mai stati così elevati quanto quelli che si verificano attualmente.
Come possiamo osservare nel grafico in basso, ad un aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera (linea blu) corrisponde esattamente un aumento della temperatura atmosferica (linea bianca) e fino ad oggi la concentrazione di CO2 nell’atmosfera non aveva mai superato le 300 parti per milione. Possiamo inoltre notare che oggi ha raggiunto circa 370 parti per milione e si prevede che arriverà a 600 parti per milione se nei prossimi 45-50 anni non si ridurranno le emissioni.
Il grafico è stato copiato dal libro di Al Gore intitolato "Una scomoda verità"
Etichette:
ambiente,
anidride carbonica,
Antartide,
Artide,
cambiamenti climatici,
carote di ghiaccio,
clima,
dendroclimatologia,
natura,
pianeta terra,
sedimenti marini e lacustri,
surriscaldamento globale
Perchè le catastrofi naturali stanno diventando sempre più minacciose?
Chiunque deve aver notato che il clima sta cambiando e lo sta facendo in modo sconvolgente. I cambiamenti climatici sono ormai una realtà assodata, non solo lo confermano scienziati di tutto il mondo, ma lo vediamo con i nostri stessi occhi.
Dagli anni '70 il clima è letteralmente impazzito, ma quali sono le cause? Perchè fenomeni naturali come uragani, tornado, alluvioni e inondazioni stanno causando più vittime rispetto al passato e sono più distruttivi?
Le catastrofi naturali sono inevitabili e sono avvenute da sempre nella storia del nostro pianeta, ma le attività dell’uomo e l’intervento umano su determinati ecosistemi hanno portato a un’intensificazione dei disastri, cioè a un aumento della loro frequenza, intensità, durata ed estensione. La spiegazione logica a tutto ciò c’è: l’inquinamento atmosferico ed idrico, la deforestazione, l’edilizia, lo sfruttamento eccessivo di risorse naturali e molte altre attività umane scatenano delle reazioni a catena che sfociano in vere e proprie catastrofi, le quali, pur essendo naturali, e quindi non causate in modo diretto dall’uomo, sono incentivate e rese più estreme dall’essere umano, al punto da essere attribuite all’umanità stessa.
Nel corso degli anni, con l’evoluzione della specie umana sulla Terra, abbiamo cambiato radicalmente il nostro pianeta, ‘antropizzando’ la maggior parte degli ecosistemi, modificando la composizione chimica dell’atmosfera e degli oceani, mutando il corso dei fiumi, trasformando il suolo e costruendo edifici in qualsiasi punto del mondo. Le trasformazioni del pianeta dovute all’intervento umano sono incredibili: complessivamente è stata modificata quasi tutta la superficie del pianeta e alcune specie vegetali che esistevano un tempo raramente si ritrovano oggi.
Negli ultimi anni abbiamo notato che le giornate piovose si verificano in minor numero, ma con maggiore intensità. Dunque, mentre fino a qualche decennio fa le piogge si distribuivano uniformemente nel corso dell'anno e precipitavano con una quantità ridotta d'acqua, tanto da non creare problemi alle città, poichè il terreno riusciva ad assorbirla, oggi le piogge si concentrano in poche giornate e provocano allagamenti inimmaginabili, spesso causando delle vittime, come nel caso dell'allagamento delle Cinque Terre avvenuto nel 2011 e come avviene ogni anno in molte città italiane come Napoli e Roma. Si è notato che questi allagamenti e precipitazioni violente sono solite avvenire soprattutto al Nord.
Ciò che ci rattrista sono le vittime che ogni anno si verificano per questi eventi e i danni che ricevono settori come l'agricoltura.
Le continue modifiche del pianeta da parte dell’uomo hanno portato a fattori come il surriscaldamento globale, mutazioni del clima, spostamenti delle fasce climatiche, alterazioni degli ecosistemi e del ciclo idrologico e mutamenti delle correnti oceaniche. In poche parole, abbiamo ormai alterato tutti gli elementi naturali.
Ogni fenomeno naturale è strettamente correlato all’altro; tutto, sul nostro pianeta, è relazionato. Il fatto che questi fenomeni siano collegati tra loro fa sì che si creino reazioni a catena, come in un circolo vizioso. Un esempio di reazione a catena è il fatto che l’aumento della temperatura globale del pianeta, causato dall’eccessiva quantità di emissioni di gas a effetto serra nell’atmosfera, provochi lo scioglimento dei ghiacciai e il conseguente aumento del livello del mare, che a sua volta porta a un aumento di inondazioni. In passato, quando la Terra non era ancora contaminata ai livelli odierni, avvenivano catastrofi naturali di lieve entità, molto meno intensi e distruttivi. Oggi accade addirittura che eventi climatici mai verificati prima in una determinata zona vi si presentano per la prima volta. Si stanno riscontrando temperature di gran lunga superiori alla media e si stanno spostano le zone climatiche.
Etichette:
alluvioni,
ambiente,
cambiamenti climatici,
catastrofi climatiche,
catastrofi naturali,
clima impazzito,
la natura si ribella,
natura
Spot della Greenpeace sul clima- Decidi
Etichette:
alluvioni,
ambiente,
cambiamenti climatici,
clima,
greenpeace,
inondazioni,
la natura si ribella,
natura,
pianeta terra,
surriscaldamento globale
11 gennaio 2012
Spot della Greenpeace sui cambiamenti climatici
Etichette:
cambiamenti climatici,
greenpeace,
UFO
14 dicembre 2011
Alluvioni. La pioggia diventa una minaccia
Anche le alluvioni sono diventate negli ultimi decenni più intense e frequenti. Questo è dovuto all’aumento di precipitazioni: l’aumento della temperatura del pianeta altera il ciclo idrologico della Terra. Più si surriscalda l’aria, più si accumula umidità e vapore acqueo e maggiori sono le precipitazioni. Una più elevata umidità significa temporali più intensi. L’alluvione del Mozambico del 2000, causata da pesanti piogge, ha ucciso migliaia di persone e ha devastato l’intera area; in India le alluvioni del luglio 2005 hanno causato oltre 750 vittime; la Cina è stata colpita sia nel 2010 che nel 2011 da alluvioni e frane; nel gennaio 2011 le piogge torrenziali che si sono abbattute sul Brasile hanno provocato centinaia di morti e migliaia di senza tetto; sempre nel gennaio 2011, anche in Australia, nel Queensland, vi sono state alluvioni di dimensioni mai viste in precedenza, provocando migliaia di vittime e danni stimati in miliardi di dollari; nello stesso anno anche lo Sri Lanka e le Filippine sono stati colpiti da piogge torrenziali e alluvioni, portando a terribili conseguenze.
In Italia abbiamo assistito nell’ottobre 2011 ad una alluvione di dimensioni epocali e ad un’enorme ondata di fango che hanno messo ko il Levante ligure e la Lunigiana e distrutto la perla delle Cinque terre. Come spiega il giornale la Repubblica a proposito di tale evento meteorologico, dagli anni ’90 i giorni di pioggia sono diminuiti, mentre è aumentata l’intensità delle precipitazioni. In pratica, in Italia, mentre prima degli anni ’90 avveniva un solo evento climatico estremo ogni 15 anni, dagli anni ’90 ad oggi se ne verificano 4-5 all’anno. Alluvioni così intense, chiamate dai meteorologi ‘flash flood’ (alluvioni lampo), sono dovute ai cambiamenti climatici, e fanno sì che, anziché avere delle precipitazioni distribuite in modo regolare durante tutto l’anno, si abbiano in un solo giorno tra i 250 e i 300 millimetri di pioggia (e non i normali 40-50 millimetri).
Questi fenomeni sono diventati sempre più devastanti per una ragione ben precisa. Secondo uno studio condotto da Gabriele Hegerl, una climatologa dell’Università di Edimburgo, pubblicato sulla rivista Nature, a causa dell’effetto serra sono aumentate le precipitazioni nell’emisfero Nord negli ultimi 50 anni e in futuro ci aspettano nubifragi ancora più violenti. Infatti, a causa del surriscaldamento globale, dovuto all’effetto serra prodotto dalle sostanze inquinanti che ogni giorno immettiamo nell’atmosfera, si generano precipitazioni e inondazioni catastrofiche. Questa ricercatrice, insieme ai suoi colleghi, ha messo a confronto la mappa delle precipitazioni degli ultimi 50 anni con quella delle piogge che sarebbero avvenute nello stesso arco di tempo se l’atmosfera non avesse accumulato i gas serra prodotti dall’uomo. Il risultato è che dal 1951 al 2001 si sono verificate piogge sempre più violente di anno in anno e che, per esempio, le inondazioni del 2000 avrebbero avuto una probabilità del 20% più bassa di verificarsi se non ci fosse stato il riscaldamento climatico. Si è osservato che gli anni più caldi fino ad ora sono stati il 1998, il 2000, il 2005, il 2010 e il 2011 e, secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, la temperatura media globale nel 2010 ha superato di 0,53 °C la media dell’anno 1961.
Mark Lynas, nel suo libro “Notizie da un pianeta rovente”, scrive che un Paese come la Gran Bretagna, noto per il clima piovoso, non aveva mai assistito alle alluvioni e intense precipitazioni che si sono verificate dal 1990 ad oggi. Inoltre spiega che tra gli anni ’60 e la metà degli anni ’90 in inverno le piogge definite ‘violente’ si sono duplicate. L’atmosfera del nostro pianeta ha un meccanismo simile a quello del corpo umano: quando si surriscalda emette sudore, che non è altro che vapore acqueo. Dunque c’è una proporzionalità diretta tra temperatura atmosferica e precipitazioni: maggiore è la prima, maggiore sarà la seconda. E aggiungerei, maggiore è la temperatura atmosferica, più intense e violente saranno le precipitazioni. Il surriscaldamento globale porta a una maggiore quantità di aria calda e umida, la quale provoca a sua volta piogge più violente e intense. Lynas spiega, inoltre, che questo aumento di precipitazioni non è un bene nemmeno per la fertilità del terreno, poiché, quando le precipitazioni sono violente, l’acqua ha poche probabilità di essere assorbita dal suolo.
Etichette:
alluvioni,
cambiamenti ambientali,
cambiamenti climatici,
catastrofi climatiche,
catastrofi naturali,
clima,
disastro naturale,
flash flood,
precipitazioni
La forza devastante della natura. Uragani e tornado
A livello globale, dagli anni Settanta in poi le catastrofi naturali hanno iniziato a fare più vittime rispetto al passato. Nella maggior parte dei casi si è trattato di inondazioni e siccità. Da questo decennio in poi il clima ha cominciato letteralmente ad impazzire, piogge torrenziali, uragani e tornado devastanti sono diventati consueti, diventando ancora più intensi e frequenti dagli anni Novanta ad oggi. Inondazioni senza precedenti sono avvenute in Pakistan nel 2010 e nel 2011: nel giro di poche settimane vi sono state più precipitazioni di quelle solitamente previste per l’intera stagione delle piogge monsoniche, provocando migliaia di sfollati, migliaia di villaggi sommersi, migliaia di vittime e milioni di ettari di terreno inondati. In un Paese come il Pakistan, in cui le piogge monsoniche sono essenziali per la produzione agricola, e quindi per la sopravvivenza dei pakistani, i cambiamenti climatici provocano disastri ancora maggiori e hanno un impatto ancor più devastante: non vi sono più raccolti a sufficienza, i prezzi sono alle stelle e le persone muoiono di fame. I Paesi poveri sono sicuramente più vulnerabili alle catastrofi naturali e bisognerebbe aiutarli e proteggerli.
Gli uragani (chiamati cicloni nell’Oceano Indiano settentrionale e nel Golfo del Bengala e tifoni nell’Oceano Pacifico occidentale) e i tornado non solo hanno aumentato la loro intensità e la loro portata nelle località in cui erano già soliti verificarsi, ma si sono manifestati anche in zone che in precedenza non erano mai state colpite, come nel caso della Nuova Scozia, in Canada, nel settembre 2003, con l’uragano Juan, che provocò seri danni. Questo avviene a causa del surriscaldamento globale, il quale provoca uragani anomali. Più si surriscaldano le acque dell’oceano e più sono intensi gli uragani. Un uragano si verifica quando la temperatura dell’oceano raggiunge i 26 °C, dunque è un evento climatico che teoricamente avviene solo in zone come l’Oceano Pacifico e il Mar dei Caraibi. In realtà, però, con l’aumento delle temperature oceaniche, gli uragani oggi avvengono anche in altre zone del pianeta, per esempio per la prima volta nella storia si è verificato un uragano in Brasile, nel 2004.
Anche New York, nell’agosto 2011, si è vista minacciata dall’arrivo di un uragano nominato Irene che poi ha risparmiato fortunatamente la città. Questo uragano, con i suoi 800 km di diametro e con una velocità di 185 km/h, poteva davvero provocare una catastrofe di dimensioni epocali per New York, essendo quest’ultima una città non preparata a ricevere questo tipo di minacce, e inoltre dotata di una posizione sul mare (e dunque pericolosa) e di una skyline che avrebbe ingigantito gli effetti disastrosi di un eventuale uragano. Irene ha però interessato altre aree, come le Bahamas, Porto Rico, Florida e Carolina del Nord, lasciando migliaia di persone senza elettricità e senza dimora. Nell’estate del 2005 l’uragano Katrina devastò New Orleans, in Lousiana, provocando 1577 vittime, distruggendo centinaia di case e inondando l’80% della città.
Nelle ultime stagioni l’Atlantico sembra essere diventato iperattivo, dando vita a un numero maggiore di tempeste (che diventano uragani quando i venti raggiungono i 120 km/h), alcune delle quali con un’intensità incredibile. Dal momento che gli anni ’90 sono stati in assoluto gli anni più caldi, bisogna dire che questa iperattività dell’Atlantico è correlata all’aumento delle temperature. Il clima e i suoi fenomeni sono letteralmente impazziti, non presentano piú un andamento regolare e non seguono più le medie che si verificavano fino a qualche decennio fa. Infatti, nel 1995, mentre nell’Atlantico c’è stato un picco da record nell’attività dei cicloni tropicali, nel Pacifico nordorientale c’è stato un minimo storico. Nel Pacifico nordoccidentale, invece, vi è stato prima un calo e poi un aumento (della durata di un decennio) dell’attività dei cicloni tropicali. Nel frattempo, nelle zone equatoriali si sta verificando un prolungamento della stagione delle tempeste. Il 2011 è stato un anno record per allagamenti, tornado e siccità. Negli Stati Uniti i tornado non sono mai stati tanto letali come nel 2011, molto più distruttivi del solito e con un numero maggiore di vittime. L’intensità e la potenza distruttiva dei tornado sta aumentando sempre più. Essi si verificano in tutto il mondo, ma ancor più nelle zone più soggette, come gli Stati Uniti, in particolare in Kansas, Texas settentrionale, Nebraska e Oklahoma.
Etichette:
cambiamenti ambientali,
cambiamenti climatici,
catastrofi climatiche,
catastrofi naturali,
disastri ambientali,
la natura si ribella,
tornado,
uragani
Quando i disastri naturali vengono resi ancora più devastanti dall'uomo
Un disastro naturale è un fenomeno che avviene per cause naturali, ma che può essere spesso intensificato e accentuato dalle attività umane. Dunque, le attività dell’uomo non solo provocano disastri ambientali, ma aumentano anche la percentuale e l’intensità dei disastri naturali.
A partire dagli anni Settanta, disastri naturali come le valanghe, i terremoti, le frane, le inondazioni, i tornado e gli uragani sono stati amplificati e resi più aggressivi e disastrosi dalle attività umane. La colpa è, quindi, dell’uomo. Se per esempio si deforesta un’area collinare, un semplice nubifragio può risultare devastante; se si sfruttano in modo sproporzionato le risorse di un determinato territorio, si accentua il suo processo di desertificazione; se si costruiscono edifici in una zona non adatta alla loro realizzazione oppure in quella determinata zona vi è un’eccessiva quantità di abitanti, eventi come frane, eruzioni vulcaniche, alluvioni o tsunami comportano effetti più disastrosi del normale.
La catastrofe avvenuta in Giappone nel marzo 2011 è un chiaro esempio di come due fenomeni naturali, come un terremoto di magnitudo 8,9 e uno tsunami, possano diventare ancora più devastanti a causa dell’uomo. Lo tsunami ha inondato la centrale nucleare di Fukushima, mettendo fuori funzione i sistemi di raffreddamento dei reattori e provocando così il surriscaldamento di quest’ultimi e la conseguente fuoriuscita radioattiva. Se quella centrale nucleare non fosse stata costruita proprio in riva al mare, in una nazione che tra l’altro è particolarmente conosciuta per essere altamente sismica e a rischio tsunami, si sarebbero verificati solo danni attribuibili ad un semplice terremoto e a un semplice tsunami; inoltre non ci sarebbe stato un incidente nucleare classificato come livello 7 (il più alto) della scala INES (al pari di Chernobyl), con ulteriori serie conseguenze a breve e a lungo termine sulla salute di esseri umani, di piante e di animali a causa delle radiazioni, per non parlare dei gravi danni economici.
In Italia, secondo molti geologi, il terremoto di magnitudo 5,8 avvenuto in Abruzzo il 6 aprile 2009 non avrebbe provocato tutte quelle vittime se le case fossero state costruite secondo le norme antisismiche, come avviene invece in Giappone (dove avvengono terremoti di magnitudo molto più elevata e gli edifici non crollano).
Bisogna dunque dire che, nella maggioranza dei casi, i disastri naturali sono fortemente aggravati dall’essere umano, per un motivo o per un altro. Si costruisce in luoghi poco adeguati ed in modo non idoneo, non vengono attuate norme preventive, ci si ostina a voler sfruttare in modo esagerato e comunque errato determinati territori; si tenta di modificare l’ambiente costruendo per esempio dighe che deviano il corso naturale di un fiume, provocando così siccità e mancanza d’acqua laddove le acque sarebbero dovute arrivare se non ci fosse stato l’intervento umano. A Napoli sono state costruite case presso il Vesuvio, con la convinzione, forse errata, che quel vulcano sia ormai innocuo; in altre località sono state costruite case vicino a mari e fiumi, pur sapendo che c’è sempre il rischio di eventuali esondazioni. Oppure, ci si ostina a costruire strutture in zone a rischio tsunami o a rischio sismico.
Etichette:
attività dell'uomo,
cambiamenti ambientali,
cambiamenti climatici,
catastrofi climatiche,
clima,
disastro naturale,
terremoti in Italia,
terremoto in Abruzzo 2009,
terremoto in Giappone
5 novembre 2011
Il clima è impazzito- I cambiamenti climatici
La natura si sta ribellando all’uomo. I soprusi da parte dell’umanità nei confronti dell’ambiente sono ormai arrivati all’esasperazione, hanno ormai raggiunto il picco massimo. Stiamo distruggendo l’ambiente al punto che non avremo più nulla di naturale intorno a noi, ma solo cemento, industrie ed edifici. Il mondo in cui viviamo sta diventando sempre più “artificiale”, plasmato a seconda dei nostri bisogni e necessità, reso sempre più “comodo”, più tecnologico, più “avanzato” e dominato da uno sfrenato consumismo. La natura ha subito ormai da troppi anni la sopraffazione e la prepotenza dell’essere umano, il quale pretende di dominarla in tutto e per tutto, di modificarla a suo piacimento, di distruggerla per potersi arricchire a sue spese, e ora ci sta lanciando dei messaggi molto espliciti: le catastrofi naturali stanno diventando sempre più distruttive. Il punto è che l’essere umano pensa di essere invincibile, crede di avere il potere di dominare la natura e di controllare tutto, crede che la natura possa essere sottomessa ai suoi piedi e se ne stia calma, a patire le sue angherie e ad essere sfruttata. Purtroppo per noi, non è così. La natura è “viva” e reagisce a questi soprusi con tutta la sua meravigliosa potenza. Essa non è sottomessa a noi, ma ci governa; è padrona assoluta delle nostre vite. L’elemento preoccupante di questi ultimi decenni è che la natura ha ormai iniziato a ribellarsi e lo sta facendo a un ritmo incalzante ed allarmante. Si tratta dei così detti cambiamenti climatici. Non abbiamo più tempo per soffermarci a pensare, la nostra priorità è agire subito, recuperare l’antico legame che c’era tra l’uomo primitivo e la natura, ristabilire un’armonia tra l’uomo e l’ambiente. Questo potrà essere possibile solo rispettando l’ambiente e salvaguardandolo, provando amore per tutto ciò che la natura ci offre.
Etichette:
ambiente,
cambiamenti climatici,
catastrofi naturali,
clima,
ecologia,
meteo,
natura,
sostenibilità,
sviluppo sostenibile,
terra,
wwf
5 agosto 2011
"HOME" il nuovo film di Yann-Arthus Bertrand e Luc Besson
Questo film dal titolo "Home" del fotografo giornalista ed ambientalista francese Yann-Arthus Bertrand e del regista francese Luc Besson ci mostra chiaramente come sia cambiato radicalmente il nostro pianeta a causa delle intense attività umane, ci parla dei cambiamenti ambientali e climatici mostrandoci immagini suggestive. Un film emozionante che ha lo scopo di sensibilizzare lo spettatore ai problemi che il nostro pianeta sta affrontando a causa nostra. Evidenzia attraverso incredibili immagini l'enorme differenza tra l'aspetto del nostro pianeta secoli fa e quello di oggi.
Etichette:
2012,
ambientalista,
ambiente,
cambiamenti ambientali,
cambiamenti climatici,
home,
natura,
pianeta terra
Iscriviti a:
Post (Atom)














